detto in termini marxiani, alla Spagna mancò una borghesia capitalista e a maggior ragione, degli economisti teorici, come l'inglese Gresham che studiava il valore e quindi filosoficamente il "senso" dell'oro e dell'argento che non erano panacee astratte e assolute in cui bearsi, ma dovevano avere un uso logico e produttivo, che non era la tesaurizzazione né lo sperpero, bensì la costruzione di una ricchezza commerciale e imprenditoriale. Nessuno più di me aborre gli schematismi manualistici con gli stolti cattolici controriformisti brutti, kattivi e sperperosi (visto che i cattolici belgi, francesi, e veneti i soldi li sapevano fare...), ma per la Spagna questa è una descrizione pressoché accettabile.
però se non ci fosse stata la guerra nei paesi bassi e se la borghesia olandese avesse contribuito, le cose sarebbero forse andate diversamente...di certo non bisogna dimenticare che anche la Francia di Luigi XV rischiò la bancarotta e non era poi più liberista della Spagna anzi l'indirizzo protezionistico e mercantilistico che ostacolava l'export e strangolava la piccola borghesia non era meno dannoso dell'economia statalistica iberica...
E ma al massimo con le manifatture e il commercio che si ritrova la Spagna poteva solamente tirare a campare come potenza. Beh anche Luigi era parecchio bancarottiero ed illiberale, ma per lo meno il suo sistema si reggeva su un'economia decente mica come la Spagna che con un'economia disastrosa pensava di dettare legge a mezzo pianeta.
mi ricorda qualcosa questa situazione, come al solito la Storia ha i suoi ricorsi XD a parte questo resto convinto che più che spreco di risorse la crisi esplose in modo irreparabile con l'emorragia di argento americano nella normale circolazione della moneta finora in vigore nel sistema spagnolo interno provocandone l'inflazione che poi ha pesato non solo sulla produttività e consumo interni ma anche sulle spese militari già di suo fortemente inflazionanti e che aumentavano anno dopo anno per mantenere molti eserciti sparsi per l'europa perennemente in piede di guerra e comunque spesso costretti a restare nei territori impoveriti dalle guerre con conseguenze ulteriormente pesanti sull'economia generale dell'Impero... la Francia ebbe almeno la fortuna di avere un territorio più compatto e meglio collegato e con una popolazione in costante ascesa ( era il paese più popoloso d'europa ) e un economia protetta e rigidamente centralizzata con una monarchia più forte di quella spagnola che doveva invece fare i conti con numerosi contropoteri e gruppi di potere interni ( i vari parlamenti regionali e cittadini e la profonda diversità dell'Aragona e della Castiglia ) e con un economia sostanzialmente autonoma e la Corona formalmente assoluta ma caratterizzata dalla unione personale che ne limita le prerogative imperiali.
Non concordo nel considerare Filippo V un povero pirla. Era forse un uomo in anticipo sui tempi, in epoche più centralizzate sarebbe stato un sovrano attento e meticoloso su ogni aspetto del regno. Purtroppo per lui la Spagna del XVI secolo non era per niente accentrata, sia politicamente sia amministrativamente, facendo di lui un sovrano poco adatto ai tempi. Era anche troppo rigido in materia religiosa, ma c'è da dire che nel '500 quasi nessun sovrano seppe destreggiarsi tra le varie rivoluzioni religiose. Per quanto riguarda l'economia, dubito che interventi pesanti ed efficaci fossero alla portata di un sovrano dell'epoca. Però preferisco tra i due Carlo V, per il fascino romantico e titanico che scaturisce dal suo essere l'ultimo effettivo Sacro Romano Imperatore.
Non ho letto i messaggi precedenti per ragioni di tempo ma do comunque la mia: Io voterei Filippo II tutta la vita! Ho letto che molti davano il merito a Carlo V di aver creato l'impero, ma io ritengo che egli si sia trovato la "pappa pronta" per merito del nonno Massimiliano e della sua accortissima politica matrimoniale. Inoltre lo stesso Carlo V non si sarebbe riconosciuto come soltanto un sovrano spagnolo (tant'è che la storia lo ricorda con Carlo V (d'Asburgo) e non come Carlo I (di Spagna). Inoltre, e lo dimostra il vissuto di Bartolomè de Las Casas, Carlo V non aveva pensato alla colonizzazione delle Americhe in un piano organico e coerente e tale indecisione lo porterà a cambiare spesso idee oscillando tra la posizione degli encomederos e di Las Casas. Filippo II d'altra parte era un sovrano veramente spagnolo, artefice della battaglia di Lepanto, dell'Invincibile Armada (spedizione fallita di certo non a causa di sua mancanze), di un'accorta politica matrimoniale (ancora una volta la sterilità del matrimonio con Maria I Tudor non è dicerto una cosa che egli potesse prevedere ed evitare), di una colonizzazione sistematica delle Americhe. Fu un regno con molti limiti, ed è vero: 1 La politica razzista della "limpiezza de sangre", ma per essere il XVI secolo, è davvero una colpa che possiamo imputargli? 2 L'incapacità di gestire gli immani flussi d'oro che giungevano dalle nuove colonie. Per quanto riguarda quest'ultimo punto io ritengo, personalissimamente, che il disastro finanziario per la Spagna fosse inevitabile per principalmente due motivi: non esisteva una economia come la intendiamo noi, o meglio uno studio dell'economia che potesse supportare la corte di Filippo II su cosa fare e cosa non fare; secondo, ma mi rendo conto che si collega al primo punto, noi parliamo con il senno di poi, chi dice che anche noi al suo posto non avremmo dato subito quell'oro in mano ai mercanti internazionali in cambio di molta liquidità per sostenere le varie spese burocratiche e militari?
Sul secondo punto, qualcuno ha detto Venezuela? Sulla "limpieza de sangre" sono in disaccordo. Proprio per essere il XVI secolo è una colpa che possiamo imputare a Filippo V.Se non sbaglio è la prima volta che nell'Europa cristiana si introduce il concetto di 'razza' separato e indifferente al concetto di 'religione'. Non mi pare che in nessun'altra parte d'Europa, in quei secoli, si perseguitassero cattolici perfettamente aderenti alla Chiesa di Roma per motivi di discendenza.
Per l'appunto il modo in cui si tentò di salvare gli Indios dalla schiavitù sia dalla parte della Chiesa sia da parte di Carlo V, riconoscendogli pari diritti di un'europeo a fronte di una conversione al cristianesimo, è la prova dell'eccezionalità della politica della "limpieza de sangre".